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E’ Il fascino intatto della
tradizione musicale Mongola che ha acceso nell’animo di alcuni musicisti
italiani la voglia della ricerca d’incontro tra due culture
musicali lontane.
Un pensiero fino ad ora
rimasto in un orizzonte d’attesa, che oggi prende corpo e forma in una
progettualità musicale che si declina in 5 concerti italiani in cui il
forte potere evocativo di due realtà culturali diverse, crea momenti di
condivisione, aggregazione, ponti emotivi tra antiche percezioni
occidentali ed orientali in cui la musica ne interpreta il respiro, i
battiti del cuore, l’emotività del senso di appartenenza ad una
diversità che unisce.
Momento rappresentativo
della sinergia tra le due culture, tra oriente ed occidente, è il
concerto che si terrà in Mongolia ad Ulaanbaatar in un’unica data.
L’evento ricorrente quest’anno
delle celebrazioni per gli 800 anni dalla nascita dell’impero Mongolo, è
la cornice ideale in cui realizzare un’occasione unica per ascoltare dal
vivo la fusione di due culture musicali dove le sonorità, i canti e gli
arrangiamenti, eseguiti dai 30 artisti dell’orchestra mongola e
l’interpretazione degli artisti italiani si fondono in un’unica sinfonia
con rimandi metaforici agli antichi percorsi che univano Oriente ed
Occidente con un unico “filo”, la via della seta.
Fabrizio De Andrè è il
musicista italiano che più di ogni altro si è reso interprete della
curiosità facendone ìl suo stile, la sua forza. L’eredità musicale che
ci ha lasciato è una testimonianza soave e trascinante (avvincente) di
come si possa intraprendere un viaggio fisico e mentale
contemporaneamente. “Creuza de ma” prima e “Le Nuvole” dopo sono
capisaldi delle generazioni precedenti e resteranno eterni.
Eterni come i segni
dell’infinito che in Mongolia si declina ovunque, nella steppa, nel
cielo, nell’immutabile stato di grazia della tradizione musicale e
lirica mongola.
Il nostro concerto fa tesoro
delle suggestioni offerte dal repertorio tradizionale mongolo: il canto
duplifonico Khoomii, la canzone lunga Urtyn duu, le dolci melodie del
Morin Khuur, strumento nazionale della Mongolia, saranno l’ideale
cornice per la versione “orientale” di alcune canzoni di Fabrizio De
Andrè, eseguite dall’Ensemble e interpretate da musicisti a lui
fortemente legati.
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