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L’AZZURRO CIELO DEGLI INCONTRI |
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DORI GHEZZI
Sono convinta che a
Fabrizio avrebbe fatto piacere questo invito a suonare una parte
di “Creuza de mä” nell’ambito delle celebrazioni per gli ottocento
anni dell’Impero Mongolo. E ne sono convinta perché proprio dopo
aver concluso “Creuza” con Mauro Pagani, aveva in progetto di
proseguire il viaggio alla ricerca dei dialetti e della
contaminazione fra lingue, ricercando nuovi spunti e sonorità
proprio all’interno della cultura mongola, tra mito e realtà,
affascinato dalla storia di Gengis Khan e del suo popolo. Del
progetto non si fece nulla, rimasto a casa, si consolò con la
tartare. Dori
Ghezzi
FRANCO
BATTIATO
All'inizio degli
anni settanta iniziai una ricerca sulla voce. Inevitabile e
sorprendente fu l'incontro con le "trifonie" dei mongoli:
emissione contemporanea di (3) suoni armonici. La loro tradizione
musicale esprime e descrive la gioia e la potenza della loro
natura...impressionanti estensioni vocali ci comunicano un senso
di libertà.
La tradizione
musicale in Mongolia, si è conservata intatta, grazie a certa
immutabilità delle popolazioni nomadi della steppa. Ancora oggi i
testi delle canzoni parlano di amicizia, di gare, di amore per una
donna, o per un cavallo.
Stimolato
dall’invito (simpaticamente coercitivo…) dell’amica Marialaura
Giulietti, mi sono messo all’opera, con convinzione, per scrivere
una canzone, come omaggio alla festa che andiamo a onorare.
Franco Battiato
MAURO
PAGANI
La curiosità fa parte
di me e l’unica certezza che ho è che tutto quello che sono
riuscito a fare mi ha profondamente arricchito. Noi lottiamo ogni
giorno in maniera impari contro la grande informazione, la Tv, i
media, sono il nemico più grande da affrontare; ma l’amore
profondo che ci unisce è l’amore per la bellezza e la musica è
tale. Questo progetto si rifletterà nella mia vita, lo sento, e
sono pronto ad accoglierlo. Vorrei fare tutto con la voglia di
giocare…
Dopo “Creuza” Fabrizio
cercava un pretesto per fare un viaggio di terra, dopo quello per
mare, e la Mongolia era un punto di arrivo che lo intrigava, i
Mongoli erano arrivati fino al Mediterraneo… Mauro
Pagani
TERESA
DE SIO
Se esiste un luogo nel
mondo in cui un sogno millenario può ancora mostrarsi reale,
allora questo è la Mongolia. Un territorio immenso, poco
abitato, poco arredato, dove tra il tuo sguardo e lo sguardo
dell’altro c’è di mezzo l’altopiano, su cui il vento non si ferma,
la pianura immutabile e vasta rotta solo dalla corsa dei cavalli,
sontuosi. Anime fortemente verticali. La musica è struggente,
forte,ritmica e visionaria. Nell’ascoltarla si resta sopraffatti
da un senso misterioso di nostalgia per un passato anteriore che
non ci è dato riconoscere e ricordare con esattezza ma che,
sentiamo, ci chiama dal profondo. La nostalgia dei nomadi. E una
voce di donna che canta, ed il suo canto lacerato e stretto corre
sulle dune del Gobi come su una immensa Napoli, senza più vicoli e
quartieri, cui è stato tolto il mare e aggiunta la speranza. Teresa
De Sio.
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