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"L’azzurro cielo degli incontri"

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"L’azzurro cielo degli incontri"

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"L’azzurro cielo degli incontri"

Morin Khuur Ensamble
Franco Battiato
Cristiano De Andrè
Teresa De Sio
Mauro Pagani
 

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Sulla via della seta per gli 800 anni dell'impero di Genghis Khan

Terminato il breve ed intenso tour dell’Orchestra Morin Khuur

Quattro concerti (Pordenone, Firenze, Bologna e Roma) e la  partecipazione alla prestigiosa rassegna di Musicultura allo Sferisterio di Macerata, hanno coronato l’indiscutibile esito positivo del progetto “L’Azzurro cielo degli incontri”.

Per la prima volta in Italia l’Orchestra Morin Khuur, formata da 30 virtuosi della musica tradizionale della Mongolia, ha dato vita ad un ponte tra Oriente ed Occidente, dedicato al canto e alle melodie della steppa, presentando le principali e le più suggestive tecniche di canto mongole.

Un successo personale scandito da applausi e standing ovations per le rielaborazioni di temi tradizionali mongoli e composizioni del Maestro Jantsannorov, diretti dalla incredibile personalità del Maestro Batchuluun Tsend.

Lo scambio musicale è stato prodigioso: dapprima con l’ospite Mauro Pagani, autore delle musiche di “Creuza de Ma”. Con lui l’Orchestra ha condiviso l’esperienza unica di suonare e scambiare alcune canzoni dell’album di Fabrizio De André, come "Sidun”, “Sinan Capitan Pascià”  e la straordinaria versione di “A Domenega”. Gli archi e le arpe e i vibrafoni e i timpani, donavano scintillanti momenti di dolcezza orientale e poesia mediterranea. Mauro, straordinario esecutore, si è fuso completamente nell’atmosfera generosa dell’Orchestra e sembrava davvero che fosse tutt’uno con loro.
In sala a Pordenone e Bologna era  presente anche Dori Ghezzi (che ha dato il patrocinio della Fondazione De André all’intero progetto) la quale, alla fine ha espresso tutta la sua commozione, mista di tenerezza e suggestione.
A Bologna è stato invece Cristiano De André a cantare le canzoni del lavoro di Fabrizio, e la sua personalità ha dato vita ad un set intenso e magnifico. Molto emozionato, dietro le quinte Cristiano sentiva tutta la tensione del momento, ma uno volta entrato sul palco l’agitazione naturale diventava creatività e dolcezza.

E’ stata poi la volta di Teresa De Sio. La cantautrice napoletana ha scritto due canzoni-poesie proprio per l’occasione e le ha recitate/cantando su due travolgenti brani del compositore mongolo Maestro Jantsannorov, “White Stupa” e “Spirt of the saint”. Il connubio, vitalità travolgente ed energia napoletana, dolcezza e struggimento orientale hanno dato vita ad un risultato sorprendente. Il set ha però trovato il culmine nel brano “Addio”, della stessa De Sio, con un arrangiamento di Anton Giulio Frulio che aveva già collaborato con l’artista per il progetto “FolkOrkestra”. La struggente canzone è stata eseguita dall’Orchestra Morin Khuur con pathos e lirismo che in un solo momento ha avvicinato Napoli ad Ulaan Baatar, mostrando il coraggioso senso e la temerarietà del progetto.

Il concerto conclusivo di Roma ha portato Franco Battiato in un dulcis in fundo. che non poteva essere migliore. Accompagnato dal suo pianista e arrangiatore, Angelo Privitera, il cantautore siciliano ha scritto un testo per un brano del Maestro Jantsannorov, intitolato “Recollection”. Quindi è stata la volta di “Le aquile non volano a stormi, tratto dall’album del 2004, “Dieci Stratagemmi” (“In silenzio soffro i danni del tempo / le aquile non volano a stormi/ vivo è il rimpianto della via smarrita/ nell'incerto cammino del ritorno…”) A concludere il suo set “The game is over”, inedito scritto per l’occasione con un prodigioso utilizzo delle voci maschili (koomi) e femminili (Urkin) dell’Orchestra.

Per tutti, artisti, pubblico, organizzatori e sostenitori dell’IMPRESA, c’è stato un solo vocabolo a racchiudere l’esperienza: prodigioso!